Oct
8
2008

Web 2.0, ad ogni longitudine il suo significato!

Con una piccola variazione di titolo, riprendo da un mio post pubblicato su The Wise Gang.

Con questo contributo iniziamo una serie di articoli sul Web 2.0. Il fenomeno -o la moda- del 2.0 è esploso in Italia nel 2007 ed è proseguito nel 2008 e sono oramai maturi, secondo noi, i tempi per iniziare ad approfondirne l’analisi, confrontare i punti di vista ed osservare le conseguenze in termini sociali e di impresa.

Ma cosa si intende per Web 2.0? Se lo chiedete ad uno che frequenta le cose 2.0, probabilmente vi dirà che si tratta della possibilità di dare il proprio contributo. Altri vi elencheranno una serie di siti che hanno certe caratterstiche. Altri vi diranno che non è nulla di nuovo… Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo pensato di confrontare le diverse definizioni in 4 diverse lingue che sono date in Wikipedia.

Un consiglio. Leggetevi direttamente le definizioni. Guardatevi come sono cambiate nel tempo attraverso il bottone history o cronologia. E ricordatevi che le versioni possono cambiare da un momento all’altro! Anche grazie a te! :-)

Partendo dalla versione italiana di Web 2.0, notiamo come si faccia prevalentemente leva sui concetti di interazione tra i siti e gli utenti e sulla tecnologia che abilita un maggiore dinamismo. In effetti va ricordato che, in contemporanea al Web 2.0, si stava diffondendo il fenomeno della dinamicizzazione dei siti web grazie ad un utilizzo più consapevole del Javascript.
Questo linguaggio era presente da tempo nei browser per manipolarne l’aspetto, le funzionalità o le pagine web caricate, ma solo con l’affermazione di alcune librerie che ne semplificavano e ne uniformavano l’utilizzo si è potuto assistere ad un progressivo aumento dell’interazione sito-utente. Di pari passo c’è stata una conseguente riduzione di interazioni visibili tra il browser ed il server web e quindi meno interruzioni durante l’esperienza di navigazione. Infatti, per chi non se lo ricordasse, erano i tempi dei siti che ricaricavano la pagine ad ogni clic dell’utente, con conseguente appesantimento del server che doveva ricostruire un’intera pagina al posto di scambiare solo le poche informazioni realmente necessarie.
Ora, invece, è comune vedere una breve sospensione del browser per interagire “in maniera discreta” con il server per aggiornare le informazioni presenti soltante in una parte della pagina web.

Tornando alla definizione italiana del Web 2.0, nonostante vi sia un chiaro riferimento ad una nuova connotazione sociale della rete con “…é proprio la modalità di utilizzo della rete ad aprire nuovi scenari fondati sulla compresenza nell’utente della possibilità di fruire e di creare/modificare i contenuti multimediali.“, notiamo come si lasci tale affermazione priva di approfondimento facendo continuamente riferimento ad aspetti tecnologici.
Lo si vede anche contando il numero di occorrenze delle parole social* e tecno*: la prima compare solo 1 volta e la seconde 7 volte (anche se con forme leggermente diverse).

Vi è poi, giustamente, una carrellata delle tecnologie che hanno permesso di realizzare il Web 2.0 (”dai siti personali ai blog”, “dai CMS ai Wiki”, “dalla stickness alla syndaction”) e di strumenti noti per essere considerati Web 2.0 (Google Docs & Spreedsheet, blogger, wordpress, splinder ed i web desktop).

Ma ancora una volta poco o nulla viene detto sul cambiamento nel comportamento degli utenti, del modo di interagire, dell’evoluzione nell’utilizzo degli strumenti come l’Instant Messaging (con una obsolescenza dell’email, in particolare per i giovani),…

Insomma, per l’Italia il Web 2.0 è un fenomeno prevalentemente tecnologico! E’ così che solo ad inizio 2008, la definizione italiana di Web 2.0 presenta un riferimento ad un post (esterno a Wikipedia) che cerca di dare una definizione meno tecnologica e più orientata alla conoscenza e all’essere umano. Peccato perché la prima “definizione” di Web 2.0 risale al 2004 ad opera della O’Reilly (in inglese ed italiano)

Rivolendoci ai nostri cugini d’oltre alpe, notiamo che vi è effettivamente un tentativo di dare maggior risalto alla definizione iniziale data dalla O’Reilly e alle caratteristiche che si devono riscontrare nei siti per considerarli Web 2.0 (vedi “Caractéristiques générales“).
Ma anche qui, 4 serigrafiche considerazioni sulla proprietà dei dati e la necessità di avere aspetti da Social Network non bastano per resistere alla tentazione di parlare principalmente ed in maniera approfondita di tecnologia…

Trasferendoci nelle terre ispaniche, notiamo una buona partenza con interessante introduzione più orientata agli aspetti sociali (”web está orientado a la interacción y redes sociales“, “el término Web 2.0 nos referimos a una serie de aplicaciones y páginas de Internet que utilizan la inteligencia colectiva para proporcionar servicios interactivos en red dando al usuario el control de sus datos“,…) ma che prosegue con un 2/3 dell’articolo che parla delle tecnologie per ottenere siti Web 2.0.

Although the term suggests a new version of the World Wide Web, it does not refer to an update to any technical specifications, but to changes in the ways software developers and end-users utilize the Web.“. Così nell’introduzione della versione inglese. Non si tratta di un aggiornamento tecnologico ma di una cambiamento nell’utilizzo da parte degli sviluppatori e degli utenti finali! Come dire, tecnologia si ma più paradigma che altro!

The idea of “Web 2.0″ can also relate to a transition of some websites from isolated information silos to interlinked computing platforms that function like locally-available software in the perception of the user. Web 2.0 also includes a social element where users generate and distribute content, often with freedom to share and re-use. This can result in a rise in the economic value of the web to businesses, as users can perform more activities online.” L’utente diventa generatore di informazioni, i siti non sono più isolati e nasce un valore economico associato al web man mano che vi si trasferiscono le attività degli utenti.

Another common misassociation with Web 2.0 is AJAX. This error probably comes about because many Web 2.0 sites rely heavily on AJAX or associated DHTML effects. So while AJAX is often required for Web 2.0 sites to function well, it is (usually) not required for them to function.

Finalmente un chiarimento che fino ad ora è mancato: Web 2.0 non è Ajax. Ajax è necessario ma non indispensabile e, sopratutto, non è sufficiente!

Infine, un paragrafo sui risvolti economici del Web 2.0 ed uno sulle diatribe intorno al concetto (non ditelo a nessuno, ma ci sono un paio di paragrafetti qui e qui sugli aspetti tecnologici, ma passano quasi inosservati… :-) )

Quindi, concludendo, inquadrare il Web 2.0 non è affatto un esercizio semplice, tutt’altro. I risvolti sociali sono forse più importanti di quelli tecnici e questo ne va tenuto conto quando si andrà a valutare l’impatto dei progetti (aziendali e non).

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